Terricidio. Saggezza ancestrale per un mondo alternativo

Dai saperi collettivi dei mapuche e dei popoli nativi del Sudamerica nasce la riflessione di Moira Millán sugli strumenti mortiferi di capitalismo, colonialismo, patriarcato e specismo, insieme causa di estrattivismo, militarizzazione dei territori, uccisioni, criminalizzazione del dissenso e spoliazione.
È il terricidio, categoria da lei coniata dietro cui non vi è la mera descrizione del tragico esistente ma l’analisi di un progetto storico, radicato nel colonialismo da cui il capitalismo trae origine, che colpisce i luoghi e le popolazioni, gli animali e la vegetazione che li abitano. Il terricidio è genocidio: annientamento di popoli; ecocidio: devastazione dell’ambiente; epistemicidio: azzeramento di culture, lingue e forme comunitarie; femminicidio: asservimento del corpo delle donne a relazioni di potere. A essere artefice del terricidio è solo una parte dell’umanità: la minoranza che violentemente accentra su di sé il potere politico ed economico per spogliare terre e comunità sfruttandole a scopo di profitto. Vi si oppongono i popoli tellurici, radicati nella terra, coi loro saperi ancestrali e le lotte per recuperare i territori sottratti da governi complici e potenze straniere a vantaggio delle multinazionali occidentali che ne depredano le risorse lasciando devastazione, miseria e inquinamento. Che praticano forme di organizzazione della vita opposte a quelle espropriative, con cui difendono l’acqua e la terra, in simbiosi con piante e animali, preservando l’umanità e le sue tradizioni immateriali. Per organizzarsi in difesa della Terra e i suoi abitanti è necessario dare un nome alla guerra contro il pianeta e recuperare la visione alternativa del mondo dei popoli tellurici, rivendicandone la potenza politica, lottando per porre fine al terricidio. Prefazione: Lucia Linsalata.
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