
Soumaila Diawara presenta L’AFRICA MARTORIATA (BHM 26)
3 Febbraio 2026
ORE 18
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Martedì 3 febbraio, alle 18, Soumaila Diawara presenta L’Africa Martoriata in dialogo con Exaucée Ngoma Mbenza.
Prenota il tuo posto: https://www.eventbrite.it/e/biglietti-presentazione-libro-lafrica-martoriata-1980310247258
Opera che esplora in profondità l’intreccio complesso di storia, geopolitica e cultura dell’Africa e − grazie a un’analisi rigorosa e appassionante− offre una panoramica sul passato e sul presente del Continente, mettendo in luce le sue sfide e le sue straordinarie potenzialità. La narrazione si apre con la storia coloniale delle potenze occidentali − Belgio, Francia, Germania, Italia, Portogallo, Inghilterra, Spagna e Olanda − con i crimini e i genocidi commessi sotto il pretesto della civilizzazione, mascherando lo sfruttamento dei popoli africani. Non vengono trascurate le lotte per l’indipendenza, il contributo di leader carismatici come Patrice Lumumba, Thomas Sankara e Nelson Mandela, e le devastanti eredità del colonialismo tra cui conflitti etnici e disuguaglianze economiche.
L’Africa Martoriata non è solo una cronaca storica, bensì una potente chiamata all’azione, un invito a riflettere sulle ferite del passato per costruire un futuro più giusto e prospero, per l’Africa e per il mondo intero.
Soumaila Diawara è attivista e scrittore nato a Bamako, capitale del Mali. Laureato in Scienze Giuridiche e Politiche con una specializzazione in Diritto Privato Internazionale, ha intrapreso il suo impegno politico partecipando ai movimenti studenteschi e aderendo al partito di opposizione “Solidarité Africaine pour la Démocratie et l’Indépendance” (SADI), dove ha ricoperto ruoli primari, tra cui la guida del movimento giovanile e la responsabilità della comunicazione del partito.
Nel 2012, a seguito di un colpo di Stato che ha destabilizzato il Mali, Soumaila è stato accusato ingiustamente di un’aggressione ai danni del Presidente dell’Assemblea Legislativa, ed è stato costretto a fuggire. Dopo un pericoloso viaggio attraverso il Burkina Faso, l’Algeria e la Libia, affrontando detenzioni e condizioni disumane, nel 2014, grazie all’intervento di una nave della Marina Militare italiana, è giunto in Italia, dove ha ottenuto la protezione internazionale e vive attualmente come rifugiato politico.
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