
Luca Celada e Saverio Fattori presentano ARIDOAMERICA e VALLE UMANA
14 Maggio 2026
ORE 18:00
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Giovedì 14 maggio, alle ore 18, Luca Celada e Saverio Fattori presentano AridoAmerica e Valle umana (Eris Edizioni).
Dall’acqua fossile estratta dal sottosuolo dei deserti americani a quella pompata in modo continuo per rendere coltivabile la parte d’Italia sotto il livello del mare il rapporto tra esseri umani, capitale, e acqua ha implicazioni che formano sia il territorio sia il modo di pensare di chi lo abita. Ne parleranno Luca Celada (Aridoamerica) e Saverio Fattori (Valle Umana) muovendosi sul sottile confine tra benessere e malessere e tra arroganza e senso di sconfitta.
Entrambi i titoli fanno parte della collana NONGUIDE di Eris Edizioni diretta da Silvio Valpreda.
AridoAmerica
Il deserto americano fa parte del nostro immaginario, grazie a film e narrazioni letterarie, ma in realtà è un dispositivo politico prima ancora che un paesaggio: spazio di conquista, di sfruttamento e di rimozione. Non è mai stato vuoto e non lo è tuttora. È abitato da corpi spesso marginalizzati, da vite sospese e segnato da una lunga storia di guerra sociale. Luca Celada attraversa questi territori dove confini arbitrari sono diventati infrastrutture di controllo come il famoso muro tra Messico e Stati Uniti: una barriera d’acciaio che costringe i campesinos messicani a viaggi estenuanti e attese infinite per passare ogni giorno la frontiera e lavorare in campi statunitensi dai quali possono vedere la propria casa. Se un tempo questi territori hanno scatenato la corsa all’oro, oggi, nel deserto, il vero conflitto si basa sull’acqua: privatizzata e resa strumento di potere. Aridoamerica segue questa frattura, su una linea di confine che continua a produrre paura, clandestinità e morte, in luoghi attraversati da carovane patriottiche, costellati da città prefabbricate e accampamenti di migranti. In questa terra di passaggio ogni attraversamento è un atto politico.
Valle umana
Saverio Fattori è nato in un paese che è parte del Delta storico del Po. Nulla in quella parte di Pianura Padana è davvero naturale, è necessaria una costante manutenzione, trucchi tecnologici di cui chi la abita non è cosciente. Un territorio di cui non sanno quasi nulla, la sapienza della cultura contadina si è estinta per traslare verso una civiltà ibrida, tra industrializzazione e agricoltura, tra paesi e campi. Quasi nessuno saprebbe spiegare le differenze tra un canale di bonifica, d’irrigazione, uno di drenaggio, un fiume o un torrente.
Lo Human Footprint Index e lo Human Development Index di una certa zona geografica rappresentano in forma numerica, secondo le Nazioni Unite, rispettivamente quanto un’area sia modificata dall’attività umana e quanto si suppone stiano bene le persone che vi abitano. Curiosamente le due mappe sembrano potersi sovrapporre, come se l’eliminazione della natura fosse direttamente favorevole al benessere.
La parte della valle Padana a cavallo tra Emilia e Romagna non solo è ben posizionata in termini di indicatori del benessere, ma in natura non potrebbe nemmeno esistere poiché è tenuta fuori dall’acqua per mezzo di un pompaggio continuo, dato che prima delle bonifiche renane era sommersa e tornerebbe a esserlo se si spegnessero i motori delle idrovore, allo stesso tempo i cambiamenti climatici non promettono situazioni semplici. Eppure la vita delle persone sembra più caratterizzata dal non stare male piuttosto che dallo stare bene.
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