
L’ORIGINE DELLA FAMIGLIA di Friedrich Engels
25 Marzo 2026
ORE 18
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Mercoledì 25 marzo, alle 18, Leonardo Cosmai, uno dei responsabili della casa editrice Panta Rei – Lotta comunista, ci parla de L’origine della famiglia, della proprietà privata e dello stato. Interviene Denny Senesi del Centro di documentazione Antonio Labriola. L’incontro è organizzato in collaborazione con la casa editrice Panta Rei – Lotta comunista.
Quando Engels scrive L’origine della famiglia, Marx è già morto. Il libro si basa non solo sul saggio Ancient Society dell’antropologo Lewis Henry Morgan, ma anche sugli appunti di Marx a detto testo. Engels, pare, lo riteneva rivoluzionario e fondante, al pari del pensiero darwiniano sull’evoluzione. Personalmente trovo molto interessanti le parti del libro che riflettono sul ruolo della donna nella famiglia contemporanea; e comunque la visione di Engels sul nesso tra stato capitalista e famiglia patriarcale è, ancora oggi, illuminante.
La tesi principale di Engels in L’origine della famiglia è che la famiglia, e il posto della donna al suo interno, è un’entità sociale in continua evoluzione, con forme e relazioni diverse in diversi modi di produzione. Engels trasse dagli studi di Morgan il fatto che, rispetto alla storia umana, l’oppressione delle donne fosse un fenomeno relativamente recente. Nelle precedenti società comunitarie, in cui la famiglia operava all’interno di una gens collettiva, entrambi i sessi lavoravano in cooperazione per produrre i beni necessari alla loro sopravvivenza. L’indispensabilità delle donne all’interno della produzione comunistica significava che le donne erano investite di poteri decisionali validi per l’intera comunità.
Engels descrisse, in maniera più esplicita di Morgan, come sia stato il passaggio alla società divisa in classi a determinare l’oppressione delle donne. Il passaggio dalle gens di cacciatori-raccoglitori allo sviluppo dell’agricoltura – quello che oggi verrebbe identificato come parte della transizione dal Paleolitico al Neolitico, in cui la raccolta di cibo venne sostituita dalla produzione di cibo – avvenne a fasi intermittenti per un lungo periodo di tempo. Il dominio di nuove forme di produzione (tra cui la crescente domesticazione degli animali e l’uso dell’aratro) coincise con l’istituzione della famiglia patriarcale e della linea di discendenza maschile. Lo sviluppo delle società divise in classi dipese dalla crescita del commercio di beni e dallo sviluppo di un surplus rispetto a quanto necessario per la sussistenza quotidiana. La gestione della casa fu separata dalle nuove fonti di ricchezza, perse il suo carattere pubblico e divenne un servizio privato che escludeva le donne dalla produzione sociale. La divisione sessuale del lavoro assunse ora una forma antagonista al genere, in cui le donne persero il loro precedente status sociale. Per Engels, ciò rappresentò la «la sconfitta sul piano storico universale del sesso femminile».
(da Engels oggi: genere, riproduzione sociale e rivoluzione, di M. Holborow)
L’aumento della produzione in tutti i settori — allevamento del bestiame, agricoltura, artigiana
to domestico — diede alla forza lavoro dell’uomo la capacità di produrre più di quello che gli era necessario per il proprio sostentamento. Di pari passo aumentò anche la quantità di lavoro quotidiana richiesta a ogni membro della gens, della comunità domestica o della singola famiglia. Si sentì la necessita di nuove forze lavoro. La guerra le fornì: i prigionieri di guerra vennero trasformati in schiavi. La prima divisione sociale del lavoro, accrescendo la produttività del lavoro (e dunque la ricchezza) e ampliando il campo della produzione, nelle generali condizioni storiche di allora, si portò dietro necessariamente la schiavitù. Dalla prima grande divisione sociale del lavoro sorse la prima grande scissione della società in due classi: padroni e schiavi, sfruttati e sfruttatori.
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