
La Gaia Lettura: Non dico addio di Han Kang
11 Giugno 2026
ORE 18
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Il gruppo di lettura dedicato alla narrativa contemporanea, la Gaia Lettura, si incontra giovedì 11 giugno alle 18 per parlare di Non dico addio di Han Kang (Adelphi, traduzione di Lia Iovenitti). Per partecipare è necessario acquistare una copia del libro alla Trebisonda.
Un vasto cimitero sul mare. Migliaia di tronchi d’albero, neri e spogli come lapidi, su cui si posa una neve rada. E intanto la marea che sale, minacciando di inghiottire le tombe e spazzare via le ossa. Da anni questo sogno perseguita la protagonista Gyeong-ha che, dopo una serie di dolorose separazioni, si è rinchiusa in un volontario isolamento. Sarà il messaggio inatteso di un’amica a strapparla alla sua vita solitaria e alle immagini di quell’incubo: quando Inseon, bloccata in un letto di ospedale, la prega di recarsi sull’isola di Jeju per dare da bere al suo pappagallino che rischia di morire, Gyeong-ha si affretta a prendere il primo aereo per andare a salvarlo. A Jeju, però, la accoglie una terribile tempesta di neve e poi un sentiero nell’oscurità dove si perde, cade e si ferisce. È l’inizio di una discesa agli inferi, nel baratro di uno dei più atroci massacri che la Corea abbia conosciuto: trentamila civili uccisi, e molti altri imprigionati e torturati, tra la fine del 1948 e l’inizio del 1949. Una ferita mai sanata che continua a tormentare le due amiche, proprio come aveva tormentato la madre di Inseon, vittima diretta di quel crimine. Tre donne, unite dal filo invisibile della memoria, che con determinazione si rifiutano di dimenticare, di dire addio e troncare il legame con chi non c’è più. Con la sua scrittura al contempo lirica e implacabilmente precisa, fatta di «istanti congelati in volo che brillano come cristalli», Han Kang riesce a raccontare questa pagina buia della storia, non solo coreana, consegnando al lettore un romanzo doloroso, lucido e poetico – dove la frontiera tra sogno e realtà, tra visibile e invisibile, sfuma fin quasi a svanire. Un romanzo che lei stessa ha definito «una candela accesa negli abissi dell’anima umana».
Nata a Gwangju (Corea del Sud) nel 1970, Han Kang ha vinto il Nobel nel 2024 e il Man Booker Prize nel 2016 per La vegetariana, romanzo che l’ha fatta conoscere e apprezzare anche in Italia, dove è stata pubblicato da Adelphi nella traduzione di Milena Zemira Ciccimarra. Poetessa, scrittrice di racconti e romanziera in attività dalla metà degli anni Novanta, Kang è stata per anni un’autrice limitata agli stretti confini del pubblico coreano: lo stesso La vegetariana era uscito lì nel 2007 ma ci volle quasi un decennio prima che arrivasse al pubblico, e quindi al successo internazionale.
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