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Una donna di Annie Ernaux

Conosciamo Annie Ernaux soprattutto per Gli anni, una cavalcata dal secondo dopoguerra ai giorni nostri; la politica, il ’68, l’avvento del consumismo, l’emancipazione femminile visti con gli occhi di una donna che potrebbe essere italiana, tanti sono i parallelismi tra la storia sociale e politica francese e la nostra, in questi ultimi decenni. Ma è nella dimensione autobiografica delle storie familiari che l’autrice dà il suo meglio, a partire da Il posto, sulla figura paterna, passando per L’altra figlia, sulla sorellina mai conosciuta, per concludersi con lo splendido Una donna, dedicato alla madre. Sono narrazioni brevi e asciutte, così come semplice è la vita dei suoi protagonisti, contadini e operai in cerca di una condizione di vita migliore per sé e soprattutto per i propri figli che poi, grazie allo studio, da quella vita finiscono per allontanarsi. E anche Ernaux, crescendo, si allontana dal modello materno, inevitabilmente: Le rimproveravo di essere ciò che io, in procinto di migrare in un ambiente diverso, cercavo di non sembrare più. Gli ultimi anni della donna sono segnati dalla demenza e nella figlia due sentimenti fortissimi si contrappongono: la necessità di accudire e quella di sentirsi ancora figlia, fino ad affermare che la madre “non aveva il diritto”; di tornare bambina. Nella descrizione dei caratteri e dei rapporti, misurata, lucida, Annie Ernaux ci consegna uno scritto ad altissima emotività e rende giustizia a una generazione eroica, che ha vissuto la Seconda Guerra Mondiale e, non stanca di sacrifici, ha continuato per tutta la vita a donarsi, a lavorare duro, per garantire ai figli e ai nipoti un futuro migliore.

Annie Ernaux, Una donna, L’orma editore, 2018. Traduzione di Lorenzo Flabbi

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