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L’amore è potere, o almeno gli somiglia molto di A. Igoni Barrett

Siccome c’era carenza di legno a causa della guerra civile, la bara fu costruita con le porte e i mobili rotti prelevati dalle case abbandonate.

La violenza che divampa, una pioggia monsonica che dura tutta la notte; il rumore, la musica, un odore o un fetore; il desiderio di riuscire, la costanza dei sentimenti, il senso di costrizione e d’impotenza, la ribellione adolescenziale: nelle storie de L’amore è potere, o almeno gli somiglia molto, A. Igoni Barrett racconta la Nigeria in maniera sfaccettata, e molteplici sono i personaggi che vi si muovono.
Il primo racconto, La cosa peggiore di tutti, si riconnette all’ultimo, più lungo e forse più bello, Godspeed e Perpetua, il cui finale restava sospeso. La protagonista è una vedova che sta per diventare cieca e come la figlia Alaba e le adolescenti di vari racconti (Joke, Shakira, Daoju) è una figura volitiva, energica. Il ragazzo di Venditore di sogni sin da piccino è affascinato dall’internet e bara, nascosto da false identità virtuali, per guadagnarsi da vivere. Il giovane uomo innamorato della cugina in La ragazzina con i seni in boccio, il marito di Perpetua, il poliziotto de L’amore è potere sono uomini con un tratto simile, quell’esitare a ricoprire il proprio ruolo, in questo diversi dalle ragazze e alle donne, prese in situazioni che vanno dalla ribellione giovanile alla sottomissione matrimoniale esercitata in maniera piuttosto critica.
La scrittura di Barrett, autore di Culo nero, romanzo pubblicato in Italia nel 2017 sempre da 66thA2nd, è piena e precisa, capace di evocare i silenzi e di illuminare gli interstizi del buio e del non detto, così come di esprimere un’insopprimibile vitalità.

A. Igoni Barrett, L’amore è potere, o almeno gli somiglia molto, 66thA2nd 2018. Traduzione dall’inglese di Michele Martino

 

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