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Mia figlia, Don Chisciotte di Alessandro Garigliano

La precarietà non è condizione nuova ai personaggi di Alessandro Garigliano. In Mia moglie e io, uscito nel 2013 e segnalato dal Premio Calvino, il protagonista alternava il tempo determinato dei lavoretti più disparati a quello indeterminato con la moglie e il loro pazzo progetto di fotografarsi nelle pose di amanti suicidi. E precario è il babbo della piccola protagonista di questo ultimo lavoro di Garigliano, che nella narrazione passa con naturalezza dal romanzo-diario, al saggio letterario. Il senso di incertezza, tipico della precarietà lavorativa, si estende anche al rapporto del protagonista con la piccolissima figlia; tanto è abile, il babbo, a incantare la discepola con racconti vivissimi a cui la bambina prende parte attiva e creativa, quanto si sente inadeguato a crescerla, a proteggerla, fino a sognare di poterla racchiudere in un bunkerino, un mondo a parte, in miniatura, privo di delusioni e pericoli. Tra tutte le favole che il padre racconta alla piccola, per divertirla ma anche per placarla e distoglierla dai progetti troppo avventurosi, è la storia di Don Chisciotte la più amata e rappresentata. Al punto che il babbo si identifica con lo scudiero Sancio Panza che, scopre, ha nei confronti del suo hidalgo un atteggiamento paterno di salvaguardia dalla spietata realtà.

Vivendo a tentoni, ho deciso di osservare mia figlia rinunciando a orientare la sua natura selvaggia, afferma nelle ultime pagine il protagonista. Mi limito ad ammirarne caratteristiche che in me sono assenti e che condivide con il capolavoro spagnolo: la vertigine dell’imperfezione, il disequilibrio dell’incompiutezza, il caos dell’indefinito. Resta nel cuore, questa coppia: la bambina intrepida alla scoperta di un mondo che va inventando giorno dopo giorno (senza rinunciare a essere principeffa; l’autore non scade nello scimmiottare linguaggi e atteggiamenti infantili, utilizzando come nel romanzo precedente una sorta sguardo etologico) e il babbo, che si traveste ogni giorno da docente universitario, simulazione di un lavoro che non ha, ennesima rappresentazione per la sua piccina, emblema infine dello sprezzo verso una normalità solo in apparenza rassicurante e in realtà priva di calore e fantasia, amara, spietata.

Alessandro Garigliano, Mia figlia, Don Chisciotte, NN Editore 2017, 16 euro

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Bruno Casini, Sex and the world. Viaggi gay e rock’n roll, Zona 2015, 17 euro
L’autore, promoter culturale e manager dei Litfiba, racconta 25 anni di viaggi e incontri in giro per il mondo.

A. Guerra Naranjo, E. Medina, M. Gala, Gli amanti del secondo piano, Nuova editrice Berti 2016, traduzione di D. Barilli, 16 euro
Sei racconti di alcuni degli autori cubani più significativi di questi ultimi anni.

Miriam Toews, Un complicato atto d’amore, Marcos y Marcos 2017, traduzione di M. Pareschi, 18 euro
Nomi, adolescente mennonita: il suo presente è pessimo, come le sue prospettive. Sua madre e sua sorella sono già fuggite. Quale sarà la sua scelta?

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