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Medusa di Luca Bernardi

I bambini precoci non piangono mai è la briciola di Pollicino che trovo, a pagina 17, e che mi fa continuare l’ostica Medusa. Il primo capitolo finisce così, e non è stato una facile lettura. Al contrario. Serve, però, a farci entrare nella testa del protagonista, un giovane schizofrenico, e potrà capitare di tornarci diverse volte, su quelle prime pagine. Di tornarci, quasi sicuramente, una volta terminata la lettura.
Medusa è un romanzo che si svolge su piani linguistici e temporali diversi: la lingua è sintomo, più che espressione, di stati mentali, di tempi percepiti e vissuti.
A popolare il mondo del ragazzo sono gli Obsoleti, i genitori, con cui passa le vacanze al mare, sul Tirreno; gli amici che lo accompagnano sull’Adriatico, alcune ragazze (i culi parlanti), alcuni bambini, una bambina in particolare, che il protagonista chiama la mia morte; Scardanelli, il professore di liceo ora in clinica psichiatrica; e poi i Senzavolto: alieni che assorbono energia emozionale, misurata in carati, in cambio di quisquiglianze, definizioni di un lessico che il giovane sta elaborando, per farlo confluire in un Dizionario Semiologico Abissale, l’opera infaticabile.
A commentare pensieri e azioni c’è un intervistatore, il doppio del protagonista, spietato e cinico, oltre che dissacrante e divertente. E divertente, nonostante le crudezze, è il romanzo, e sono molte delle situazioni e dei personaggi descritti. Infine un’urgenza, di comprensione e caparbia interpretazione del reale destinata a fallire, e di fuga, in primis da se stesso e dalle azioni commesse.
Tutto precipita e torna nelle ultime pagine, che, come si diceva sopra, si ricollegano al principio. Restano i dubbi, gli interrogativi. Uno su tutti riguarda la fallacia di un sistema consolidato di presa sul reale, di mappe cognitive condivise e rassicuranti che a uno sguardo attento ai particolari “fuori scena” appaiono piene di strappi.

Luca Bernardi, Medusa, Tunué 2016, € 12

Alice Munro, Una cosa che volevo dirti da un po’, Einaudi 2016, € 19,50.
Traduzione di Susanna Basso
La seconda raccolta di racconti dell’autrice canadese, Premio Nobel nel 2013, pubblicata nel 1974. Storie di gente comune e di rapporti familiari, in primis quello con la madre, resi vivi da una prosa essenziale e cristallina.

Hanya Yanagihara, Una vita come tante, Sellerio 2016, € 22.
Traduzione di Luca Briasco
New York. Jude lo strano, fragile e sensibile, e i suoi amici dai tempi del college sono i protagonisti di questo grande romanzo di inferno e di riscatto, che ricorda per complessità e profondità i capolavori ottocenteschi.

Irmgard Keun, Gilgi, una di noi, L’Orma 2016, € 16.
Traduzione di Annalisa Pelizzola
Adatto anche ad adolescenti, è la storia di una giovane indipendente nella Köln degli anni ’30. Pieno di vita anche lo stile. Il libro fu inserito durante il nazismo nella lista della letteratura “nociva e inopportuna” e bandito.

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