La vita è troppo breve per leggere brutti libri
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La vita agra di Luciano Bianciardi

Il tour per la promozione de La vita agra lo prostrò moralmente: la meccanicità della sceneggiata che ogni volta doveva riprodurre per il pubblico finì per mortificarlo e Bianciardi si rifugiò quindi nuovamente nel lavoro di traduttore. (da wikipedia)

A oltre cinquant’anni dalla prima uscita de La vita agra, Excogita ne propone un’edizione annotata a cura del biografo ufficiale di Luciano Bianciardi, Alvaro Bertani.
Le note contestualizzano l’opera, esplorando il tessuto culturale e sociale sul quale il romanzo si fonda, e scoprono i collegamenti con le altre opere di Bianciardi e con quelle da lui tradotte.
La vita agra, provocatrice, anarchica, dal linguaggio affilato e pirotecnico, animata dallo spirito ironico e indomito del suo autore, ci viene così restituita appieno, nella sua forza appassionata, nella critica feroce alla società del boom economico che impedisce all’uomo di amare, di essere se stesso, di realizzarsi, di essere umano: fino all’impotenza, alla chiusura, alla disfatta finale.

Luciano Bianciardi nasce a Grosseto nel 1922 e muore a Milano nel 1971. Appassionato e studioso sin dall’infanzia del Risorgimento, è reporter di denuncia a partire dall’inchiesta realizzata con Cassola sulla tragedia dei minatori di Ribolla (1954, 43 morti), traduttore dall’inglese di Faulkner, London, Miller, Steinbeck, collaboratore a Milano della neonata casa editrice Feltrinelli, che presto lascia a causa del proprio spirito libero e anarcoide. La forte critica verso il nascente sistema consumistico e verso l’establishment si dispiega nell’intera sua opera.

Luciano Bianciardi, La vita agra, edizione annotata, Excogita 2013, 302 pagine, € 15

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