La vita è troppo breve per leggere brutti libri
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Dragan Velikić a Torino con BONAVIA

Dragan Velikić a Torino con BONAVIA

data/ora
dal 11 apr 2019
6:30 PM - 10:00 PM

sede

tipo di evento


Giovedì 11 aprile, ore 18:30
Dragan Velikić presenta Bonavia (Keller). Conduce Olja Perisic. Letture di Vesna Scepanovic. Traduzione di Katarina Mitic. In collaborazione con il Festival delle culture slave Slavika.

Giovedì 11 aprile, dalle ore 20:30. Polski Kot, via Massena 19A, Torino
Reading con aperitivo letterario: Bonavia di Dragan Velikić. Letture di Vesna Scepanovic, a seguire chiacchierata informale con l’autore.
In collaborazione con Keller editore, Libreria Trebisonda e il Festival delle culture slave Slavika.

Dragan Velikić è uno degli autori più importanti della letteratura serba. Si è aggiudicato alcuni dei più importanti premi letteratri balcanici come il Premio NIN – per due volte – e il Premio Meša Selimović ai quali si sono aggiunti il premio letterario Mitteleuropa-Preis e il premio della città di Budapest, solo eccezionalmente assegnato ad autori stranieri.
In Italia è un autore conosciuto e amato con quattro libri tradotti per Zandonai: Via Pola (2009), La finestra russa (2011), Il muro del Nord (2012), Astrakan (2013).

Attraverso le vite di quattro protagonisti che si incrociano, il nuovo romanzo di Dragan Velikić – uno degli autori più importanti dei Balcani – racconta la dissoluzione di un Paese (Jugoslavia) con le sue ombre e speranze. Il tutto con atmosfere e qualità che guardano all’altra grande dissoluzione multinazionale della Mitteleuropa: quella dell’Impero austroungarico. Il titolo viene dall’Hotel Bonavia, storico albergo della città Rijeka/Fiume, costruito ai tempi dell’Impero asburgico e tutt’ora esistente, crocevia di molteplici destini (e culture) compreso quello dell’autore.

Belgrado, inizio del nuovo millennio: la guerra in Jugoslavia è appena finita e ancora stende la sua drammatica ombra su ogni cosa. Tutti hanno in testa la stessa domanda: è meglio restare o andarsene?
Dragan Velikić racconta la generazione di quella guerra, la dissoluzione di un paese e lo spaesamento, la fuga, il ritorno, il dramma attraverso le vite intrecciate di quattro personaggi. Miljan un restauratore che è fuggito da Belgrado per vivere a Vienna abbandonando il figlio appena nato e che ora si prende cura del nipote Sinisa. Marija che di mestiere fa la filologa e teme la solitudine conosce, davanti al consolato ungherese Marko, un
romanziere frustrato che scrive una “guida di viaggio con consigli su come evitare cose spiacevoli”. Kristina avvera la predizione “emersa dal palmo della sua mano all’alba di un giorno lontano, all’epoca dei festeggiamenti della maturità” quando un’indovina le aveva predetto che avrebbe attraversato la “grande acqua” e ora è arrivata a Boston per iniziare una nuova vita.
Vite ed esistenze che partono, viaggi che si avverano, peregrinazioni e ritorni in un labirinto di storie che segna ciò che una generazione – quella che ha visto la fine di un mondo (e in questo è molto vicina allo sguardo mitteleuropeo di autori come Broch o Musil) e che lascia la propria eredità alla generazione seguente, consapevole che il passato torna sempre.

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